Aprile 16, 2026
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Stante la situazione, quale futuro per l’autotrasporto?

Noi trasportiamo Economia oltre alla sopravvivenza.

La crisi dell’autotrasporto è caratterizzata da una drastica riduzione del numero di aziende e da una grave carenza di autisti, dovuta in parte all’invecchiamento della categoria e agli elevati costi. 

A ciò si aggiungono le pressioni inflazionistiche, l’aumento dei costi del carburante e la necessità di un ricambio generazionale, che rendono il settore insostenibile e mettono sotto stress le catene logistiche. 

Le cause della crisi:

Carenza di autisti e ricambio generazionale:

C’è una significativa mancanza di autisti qualificati, accentuata dall’età media elevata e dall’esiguo numero di giovani che si avvicinano alla professione. 

A questo aggiungiamo le voci relative all’eccessivo ed incontrollato aumento dei costi operativ, il numero preoccupante della chiusura di imprese e le conseguenti difficoltà economiche.

Il numero di aziende di autotrasporto è diminuito drasticamente negli ultimi anni, con oltre 21.000 imprese scomparse in Italia tra il 2013 e il 2023. 

Proviamo ad evidenziare dei numeri e ognuno, poi tragga le conclusioni.

I costi aggiuntivi dell’autotrasporto derivano da diverse voci operative e influiscono pesantemente sulla gestione economica delle imprese di trasporto merci. Tra le principali categorie di costo evidenzio:

Carburante: rappresenta dal 24% al 30% del totale dei costi e dipende da percorrenza e tipo di veicolo.

Pedaggi autostradali: incidono tra l’8% e il 12%, con costi tipici di 40-45 euro per percorsi come Milano-Roma per veicolo pesante.

Manodopera: vale dal 15% al 20% del costo totale, includendo stipendi, contributi e trasferte.

Manutenzione e riparazioni: 10-15%, con spese annue per veicolo tra 5.000 e 13.000 euro.

Assicurazioni: 8-12% tra RC, furto e incendio, con costi annui tra 7.000 e 15.000 euro per veicolo.

Ammortamento veicolo: 10-15%, spalmato su 5-7 anni.

Spese amministrative e burocratiche: licenze, permessi, bolli, certificazioni e gestione amministrativa, complessivamente qualche migliaio di euro annui per veicolo.

Inoltre, nel 2024 si è registrato un aumento medio dei costi di esercizio per veicolo pesante compreso tra 2.000 e 4.000 euro annui, dovuto a fattori come la tariffa ETS Surcharge per le emissioni di gas serra, che ha inciso particolarmente sulle imprese che operano con isole maggiori.

Il costo al chilometro varia in base al tipo di veicolo e alla tratta, con valori che possono andare da circa 1,2 a oltre 3 euro per chilometro nei trasporti specializzati o express.

In sostanza i costi aggiuntivi per l’autotrasporto comprendono carburante, pedaggi, manodopera, manutenzione, assicurazioni e oneri amministrativi, con significativi aumenti recenti dovuti a normative ambientali e condizioni di mercato, che incidono sulla redditività delle imprese e richiedono un’attenta gestione economica.

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La situazione italiana degli autisti non è sicuramente migliore di quella degli altri stati europei.

Trasportintelligence ha stilato una classifica degli autisti mancanti nei vari paesi dell’Unione Europea, e negli anni siamo passati dalla sovrabbondanza all’insufficienza.

Le motivazioni sono molte e nessuno ha affrontato il problema prima passiamo ad analizzarle:

  1. Il costo aziendale per ogni conducente è troppo elevato in Italia ad esempio un dipendente assunto al 3° livello super costa all’azienda circa 50.000€ all’anno contro i 20-24.000 della Romania ad esempio;
  2. Il costo per prendere tutte le abilitazioni necessarie è troppo elevato siamo ad oltre 5.000€ (patente, CQC, CFP-ADR);
  3. Il lavoro che viene svolto è molto faticoso e le attenzioni sono sempre maggiori, oltre alal responsabilità:
  4. I pensionamenti sono molto più elevati rispetto alle nuove leve che vogliono svolgere questo mestiere;
  5. Gli autisti comunitari, la fonte maggiore era la Romania, Bulgaria, Polonia… preferiscono lavorare nei loro paesi a parità di reddito netto annuale.

La situazione negli stati non è che sia migliore;

  1. Germania ne mancano all’appello circa 45.000 (oggi) ma almeno il doppio nei prossimi anni;
  2. Gran Bretagna 52.000 autisti in meno;
  3. Italia siamo a circa 15.000 che potrebbero essere assunti domani mattina, ma non ci sono;
  4. Persino la Scandinavia, con a capo la Svezia 5.000 unità, Norvegia 3.000 e la Danimarca con 2.500 autisti.

L´insufficienza di autisti ha tra le cause principali la legislazione svantaggiosa (divieto di riposo in cabina, controlli serrati, parcheggi scarsi e poco serviti…) e gli stipendi troppo bassi.
Anche il numero delle nuove patenti di guida per camion è in netta diminuzione.

Un autista tedesco su 4 supera i 55 anni di età. Al contrario, il settore dei trasporti ha formato negli ultimi anni solo circa 10mila nuovi autisti.

Ma il problema non è solo in Germania, bensì in tutta Europa. Anche nei paesi dell´est è emersa da tempo la scarsità di autisti, i quali, attratti dai maggiori guadagni nei paesi occidentali, vengono via via sostituiti con camionisti ucraini. Ciò significa che la linea di confine nel settore dei trasporti si sposta ogni dieci anni sempre più a est. E nel territorio europeo le lunghe distanze vengono percorse quasi senza eccezioni dagli autisti dell´est. Ai trasportatori e vettori occidentali rimane fondamentalmente la gestione dei trasporti complessi, che richiedono una maggiore competenza tecnica e organizzativa.
L´aumento dei costi del lavoro implica un sensibile e progressivo aumento dei costi di spedizioni e trasporti.

Il problema non è solo economico ma anche politico, nella misura in cui si rende necessario creare condizioni migliori per gli autisti (come parcheggi meglio serviti, ecc), al fine di rendere nuovamente attrattivo questo lavoro per i giovani.
Non è al momento pensabile un futuro senza autisti, in quanto i camion senza guidatore saranno una sperimentazione concreta e massiva non prima di 30 anni.

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Anche l’Austria come la consorella Germania ha deciso di estendere la normativa sul salario minimo, a tutti i trasporti effettuati in regime di cabotaggio stradale, praticamente  la retribuzione dei conducenti impiegati in questi servizi, non può essere inferiore alla retribuzione minima fissata dalla predetta Legge nazionale austriaca (come da tabella  allegata).

Le aziende, almeno 7 giorni prima dell’operazione di cabotaggio,  devono registrare gli autisti che intendono utilizzare, compilando in formato elettronico, per ognuno di loro, il Form ZKO 3 disponibile al seguente link: https://www3.formularservice.gv.at/formularserver/user/formular.aspx?pid=cc0245e96e3145f28adeacc34a476f8d&pn= B721d3a1bda1e4750953b05caa085a925&lang=en

form ZKO 3

Una copia del predetto Form, completa di tutti i dati, deve essere presente  sul veicolo insieme alla seguente documentazione (in lingua tedesca) –

  • modello A1 di cui al Regolamento (CE) n.883/2004 e n. 987/2009, sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale;
  • documentazione dalla quale si possa evincere il livello di inquadramento del conducente e la retribuzione percepita (contratto di lavoro, busta paga, ecc..)

Ad oggi, sono esclusi i trasporti internazionali con destinazione e partenze dall’Austria.

Le sanzioni riferite a queste norme che prescrivono questi obblighi, partono da un  minimo di 500 € fino a di 5.000 €  in caso di recidiva gli importi raddoppiano.

In allegato una tabella con le retribuzioni minime orarie previste dalla normativa sul lavoro austriaca che prevede 7 categorie di conducenti.

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